Numero 5-6/2015 di “Solidarietà Internazionale”

Solidarietà internazionale. È uscito il n. 5-6/2015

IN QUESTO NUMERO. Calendario 2016 dedicato ai “migranti”(foto di Enrico Di Giacomo e Giovanni Isolino). L’anno che verrà, dopo l’attentato a Parigi. 

Storie di migranti: Habiba, mediatrice rifugiata; il viaggio della morte; I numeri della follia…

La rivista si rinnova: apertura del gruppo editoriale, composto oltre che dal Cipsi da ARCS, AOI, CILAP, DIP, CICMA e altri soci del Cipsi.

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Care e cari, lanciamo la Campagna Abbonamenti 2016 con una novità. Solidarietà internazionale allarga il gruppo editoriale che la realizza: oltre al Cipsi ci saranno anche ARCS Culture Solidali, AOI Solidarietà e Cooperazione Internazionale, il Cilap – Collegamento Italiano di Lotta alla Povertà -, l’iniziativa internazionale DIP – Dichiariamo Illegale la Povertà, il CICMA – Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua, oltre ad alcune associazioni socie Cipsi. Questo a testimonianza che questa rivista si rinnova, come punto di riferimento ed elaborazione culturale, per realizzare la solidarietà a partire dalle periferie, a tutela dei diritti e dell’ambiente. Oggi più di ieri i processi di solidarietà non hanno confini lontani, e il tema della solidarietà è globale e si può realizzare solo incontrando la povertà in ogni luogo. I dossier continueranno ad essere dedicati alla campagna Dichiariamo Illegale la Povertà.

Solidarietà internazionale ci permette di allargare i nostri orizzonti e scoprire il mondo, di leggere i fatti con gli occhi degli altri, di abbattere ogni muro di separazione, per costruire la convivialità delle differenze e per fare del mondo una sola famiglia.

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Editoriale

Le pagine che seguiranno e che accompagneranno i nostri amici lettori durante il 2016, accennano alla grande crisi che stiamo vivendo. A questa “guerra” – denunciata da tempo da Papa Francesco come guerra fatta “a pezzi”, e che il presidente francese Hollande ha di fatto proclamato dopo i fatti di Parigi – sta condizionando le nostre vite. In nome della guerra al terrorismo e della sicurezza si mettono tra parentesi i diritti e le libertà. Il presidente francese è arrivato a chiedere perfino un cambio della costituzione. Pare proprio che agli occhi dei padroni del mondo quello dei diritti e della democrazia oggi appaia come un settore pericoloso e inattuale. Ci avevano pensato prima i finanzieri a mettere in guardia il mondo politico sulla “pericolosità” delle democrazie europee…

L’augurio difficile che, attraverso queste pagine, vorremmo arrivasse a tutti per questo nuovo tratto di strada sta tutto qui. In questo anno che Francesco ha dedicato alla misericordia, vogliamo augurarci vicendevolmente di non smettere mai di sognare. Di non scappare. Di non aver paura. E la paura la sapremo superare soltanto mettendoci insieme. Facendo famiglia. Si spalanchi ogni porta, distruggendo i muri che ne impediscono l’apertura. Impariamo ad incontrarci, a conoscerci, a stimarci reciprocamente. Impariamo a perdonarci l’un l’altro. Scopriremo che, nonostante tutto, sapremo ritrovare la strada. Fatta di sogni condivisi, di tenerezza, perdono e misericordia. Questo 2016 sia per tutti- in ogni angolo del mondo – una carezza.

Eugenio Melandri: L’anno che verrà

Un’analisi approfondita su cosa sta succedendo e cosa si è rotto nel mondo dopo i fatti terroristici di Parigi…

L’ANNO CHE VERRÀ …

… con profughi e rifugiati che continuano a bussare alla nostra porta.

… con le migliaia di morti che hanno perduto la vita attraversando il deserto o sui barconi.

… con la crisi dell’Europa che abolisce Schengen e costruisce muri.

… con i venti di guerra e gli aerei che sganciano bombe.

… con la paura e l’insicurezza che generano intolleranza, chiusura e razzismo.

… con libertà e diritti barattati in nome delle politiche di sicurezza.

… con le armi che continuano ad alimentare i conflitti.

… con il pericolo di catastrofi generate dai cambiamenti climatici…

L’ANNO CHE VERRÀ …

… con la voglia e la speranza di chi è disposto anche a tentare l’impossibile pur di far vincere la vita.

… con i gesti di solidarietà di chi accoglie anche chi è straniero nella propria casa.

… con chi sceglie nuovi stili di vita per vivere in armonia con la natura.

… con chi risponde all’odio con l’amore e gestisce con la nonviolenza i conflitti.

… con chi batte la paura facendo comunità al di là delle differenze.

… con chi abbatte muri e costruisce ponti.

… con chi annuncia e pratica la misericordia e il perdono…

Come si vede dalle foto che illustrano il calendario di Solidarietà internazionale, avevamo deciso di dedicare la nostra riflessione al tema delle migrazioni. A farci accompagnare durante il prossimo anno 2016 dalle persone che sono costrette ad abbandonare tutto per trovare spazi e luoghi di vita in altri paesi. A chi non teme neanche di morire lungo il viaggio, pur di fuggire da condizioni impossibili. A coloro – e sono tanti – che sono caduti lungo la strada e annegati nel mare. A questo grandissimo esercito di sconfitti da scelte – non certo fatte da loro – che hanno reso impossibile il vivere.

Ma a Parigi, il 13 novembre scorso, un attentato terroristico esploso nel cuore stesso dell’Europa ha cambiato radicalmente il clima, e ci ha costretti a rivedere i nostri progetti. L’Europa si è scoperta vulnerabile, indifesa. Attanagliata dall’insicurezza e dalla paura.

 

 

La storia di Habiba, mediatrice rifugiata di Stefano Galieni

«Dovevo arrivare a Termini. Termini, per me era Terminus, la fine del viaggio, l’inizio di una nuova vita». Habiba Ouattara, cittadina ivoriana, racconta la sua odissea partendo dalla fine, dal momento in cui, scendendo da un treno, si è ritrovata nel caos romano senza avere un punto di appoggio. Roma Termini, infatti, è la stazione ferroviaria principale della Capitale.

Habiba è una rifugiata politica, una mediatrice culturale con un contratto a tempo indeterminato e la vita sembra finalmente sorriderle. È stata aiutata e ora è a disposizione di chiunque chiede una mano. Sta per prendere la patente di guida (ha superato i quiz e attende la prova pratica) vive in una casa col suo compagno, è in attesa della cittadinanza italiana e guarda al futuro con ottimismo ma non dimentica.

“Io in quel momento rischiavo la vita e ho pagato per salvarmi. Per due notti ho dormito, come tanti, nei pressi della stazione Termini, a Roma. Oggi sono una rifugiata, una che ha lasciato il proprio Paese perché non era libero”. 

 

Il viaggio della morte

Abbiamo incontrato assicurando l’anonimato della sua identità per motivi di sicurezza. Lo chiameremo E.B., cittadino del Ghana emigrato in Italia. 

“In Niger la polizia mi ha tenuto in galera per quattro ore. Sono poi andato alla moschea, dove ho spiegato la mia situazione all’imam. Mi ha dato dei soldi e il contatto di una persona che mi ha aiutato ad arrivare ad Agadez, dove sono rimasto un mese. Ho pagato per rimanere in un centro e  per organizzare il viaggio per la Libia. Così come ci avevano avvertito, il viaggio dal Niger alla Libia è stato molto pericoloso, anche a causa dei numerosi furti. Le persone che ho pagato per il viaggio hanno contattato la polizia dicendo di scortarci da Agadez alla Libia. Ho pagato circa 150 euro, pari a 2.500 cefa. Se non paghi, non viaggi.

Ho viaggiato in un pick-up. Eravamo in 40. È stato un viaggio molto difficile. Le persone più deboli non sono riuscite a sopravvivere: mangiavamo solo manioca e il viaggio è durato una settimana. Abbiamo effettuato solo 6 pause da un’ora. L’acqua finiva presto, non era abbastanza: solo quattro taniche. Due persone sono morte perché si sono ammalate”.

 

 

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